
Lastre vulcaniche della riserva della biosfera del Lajat, Siria. · Foto: Anas Qtiesh · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons · Registrato 2009
Traconitide
Nome locale: اللجاة
Il Lajat (in arabo al-Lajāʾ, “il rifugio”), noto nell'antichità come Traconitide, è il più grande campo di lava della Siria meridionale, circa 50 km a sud e sud-est di Damasco, tra la pianura dell'Hauran e il Jabal al-Druze. Il suo aspro paesaggio basaltico ospita numerosi insediamenti antichi, e nel 2009 l'UNESCO lo ha designato prima riserva della biosfera della Siria.
Paesaggio
Le Wikipedia inglese e tedesca ne indicano la superficie in circa 900 km²; forma un triangolo tra la linea Izra'–Shahba di 45 km a sud e i dintorni di Burraq a nord. L'altitudine media è di 600–700 m, e il cono vulcanico più alto, appena a ovest di Shahba, raggiunge i 1.159 m. Dominano grigi campi di lava disgregata con frastagliati massi di basalto; tra di essi si trovano depressioni (ka') con terreno più fine, dove i villaggi hanno i loro campi.
Le sorgenti sono scarse; l'acqua è per lo più conservata in cisterne, e d'estate la penuria è grave. La Wikipedia araba attribuisce la copertura basaltica alle eruzioni del Jabal al-Arab, in particolare del Tell Shihan.[1][2][3]
Storia
La regione compare come Argob nella Bibbia ebraica e come Traconitide (“la regione aspra”) nel Vangelo di Luca. Entro il 27 a.C. Roma l'aveva assegnata a Erode il Grande, che vi insediò 3.000 Idumei; dopo la sua morte nel 4 a.C. passò a Filippo il Tetrarca, intorno al 34 d.C. alla provincia di Siria e sotto Traiano alla provincia d'Arabia. Una strada romana attraversava l'area, e tra il I e il IV secolo sorsero città con teatri, colonnati e templi, tra cui Filippopoli (Shahba) e Zorava (Izra'). L'attività edilizia crebbe in epoca bizantina; a Zorava un martyrium di San Giorgio sostituì il tempio nel 515.
Il nome al-Lajāʾ è attestato per la prima volta nel Medioevo; profughi delle invasioni mongole ripopolarono la regione nel XIII secolo. Nel XVII secolo era in gran parte abbandonata e utilizzata dai beduini Sulut per il pascolo. Coloni drusi giunsero dalla fine del XVIII secolo e soprattutto dopo il 1860, il che portò a combattimenti con i Sulut nel 1868. Secondo la Wikipedia araba, alla fine del 2011 gruppi armati di opposizione si ritirarono nel Lajat, e nel marzo 2012 l'esercito lanciò un'offensiva nell'area.[1][2][3]
Importanza
La Wikipedia inglese conta quasi venti siti con rovine di epoca romana, almeno trenta di epoca bizantina e almeno tredici di epoca islamica; secondo la Wikipedia araba, missioni francesi hanno registrato circa 700 siti archeologici tra il 2003 e il 2007. Oggi i Drusi vivono al centro e a est, e musulmani e cristiani melchiti in villaggi sul margine occidentale; la maggior parte dei villaggi sorge tra rovine antiche.
Un decreto ministeriale del 31 maggio 2006 ha dichiarato il Lajat area protetta, e nel maggio 2009 l'UNESCO lo ha designato prima riserva della biosfera della Siria, e secondo la Wikipedia araba finora l'unica.[1][2][3][4]
Cronologia
- 27 a.C.
Entro il 27 a.C. Roma ha assegnato la Traconitide a Erode il Grande.[1]
- ca. 34
Dopo la morte di Filippo la regione viene incorporata nella provincia di Siria.[1]
- 515
Un martyrium di San Giorgio sostituisce il tempio di Zorava (Izra').[1]
- 1868
- 2006
Il decreto ministeriale n. 144/T del 31 maggio dichiara il Lajat area protetta.[3]
- maggio 2009
Designazione come prima riserva della biosfera UNESCO della Siria.[1][3][4]
Stato documentato
Stato attuale non documentato
Visita
Arrivare e soggiornare
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Servizi medici nelle vicinanze
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Fonti (14)
- Wikipedia (en): Lajat rev. 1373927312 · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (de): Ledja rev. 256334213 · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (ar): اللجاة rev. 76281240 · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikidata: Q22806740 (Lajat (Biosphärenreservat)) · CC0 1.0 · 2026-10-30
- Wikidata · CC0 · 2026-10-30
- Wikipedia (el) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (es) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (fa) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (fr) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (id) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (it) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (nl) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (ru) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (ur) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
Flächenkonflikt: 900 km² (en, de) vs. 2400 ha bzw. 2000 ha (ar, offenbar mit der Schutzgebietsfläche vermischt; ar nennt zugleich Zonen von 2031, 1752 und 8255 ha und ein Dreieck mit ~30 km Seitenlänge bzw. 60 × 17 km). Höchster Punkt 1159 m (en) vs. Tell Schihan 1140 m (ar); mittlere Höhe 600–700 m (en) vs. 800 m (ar). Entfernung Damaskus „südöstlich“ (en-Einleitung) bzw. „südlich“ (en-Geographie, ar). Q22806740 ist das Biosphärenreservat (P31 Q158454, eigene Koordinate 32.9948, 36.5063) – deckt sich nicht zwingend mit der Landschaft, daher relatedTo. UNESCO-Aufnahme belegt durch en/ar-Wikipedia; keine UNESCO-Quelle im Pack (MAB-Seite sollte ergänzt werden). Nicht übernommen: ar-Angaben mit offensichtlichen Datierungsfehlern (z. B. Alexander „1383 v. Chr.“, Hasael „1500 v. Chr.“), Besiedlung „seit 7000 v. Chr.“ (ausdrücklich unbelegt), Zahl der Kandidaten (26 vs. 32). Ereignisse 2011/2012 nur nach ar-Wikipedia, neutral verkürzt.