
Foto: Vyacheslav Argenberg · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons · Registrato 2008
Rusafa
Nome locale: الرصافة
Resafa è una città in rovina sul margine settentrionale del Deserto siriano, a sud-ovest di Raqqa e a sud dell'Eufrate. Nota nella tarda Antichità come Sergiopoli, fu dal IV secolo un importante centro di pellegrinaggio cristiano presso la tomba del martire Sergio e, nell'VIII secolo, residenza del califfo omayyade Hisham. Le sue mura giustinianee, lunghe oltre 1.800 metri, sono visibili da lontano.
Storia
La Wikipedia inglese fa risalire il sito a un accampamento militare assiro del IX secolo a.C.; la Wikipedia tedesca menziona una località amministrativa assira chiamata Raṣappa, ma ritiene non provato il collegamento con la biblica Rezeph e con questo sito, e indica come più antichi reperti di prima età flavia, suggerendo una fondazione come avamposto romano intorno al 70 d.C. In epoca romana Resafa era una stazione della Strata Diocletiana tra Sura sull'Eufrate e Palmira.
Dopo il martirio del soldato Sergio (intorno al 312 secondo la Wikipedia tedesca) la sua tomba divenne meta di pellegrinaggio. Resafa fu sede vescovile dall'inizio del V secolo (Wikipedia inglese: poco dopo il 431). L'imperatore Anastasio I trasformò il forte in una città e le conferì il rango metropolitano; le mura attuali risalgono a Giustiniano. Nel 543 il re sasanide Cosroe I assediò la città. Alla fine del VI secolo alleati arabi dei Ghassanidi sorvegliavano il santuario.
I Bizantini persero la città nel 636. Il califfo Hisham ibn Abd al-Malik (r. 724–743) ne fece la sua residenza preferita, costruì palazzi fuori dalle mura e aggiunse la Grande Moschea alla chiesa di pellegrinaggio. Secondo la Wikipedia tedesca nel 1269 gli abitanti fuggirono dai Mongoli a Salamiyya; Resafa è menzionata per l'ultima volta alla fine del XIII secolo.[1][2][3]
Architettura
Le mura, alte fino a 15 metri e spesse 3 metri, costruite in pietra gessosa locale, formano un quadrilatero irregolare con lati da 350 a 549 metri, una porta su ciascun lato, due cammini di ronda e 50 bastioni in parte conservati. All'interno del recinto di circa 21 ettari sorgono quattro chiese: la Basilica A della fine del V secolo, secondo la Wikipedia tedesca la più grande basilica ad ampie arcate conservata in Siria, con il più grande bema noto del paese; la Basilica B, iniziata nel 518; una chiesa a pianta centrale (tetraconco) dell'inizio del VI secolo; e la più piccola Basilica C.
Priva di sorgenti o di acqua corrente, la città dipendeva da quattro grandi cisterne sotterranee; la più grande conteneva da 15.000 a 16.000 metri cubi secondo la Wikipedia tedesca. Fuori dalla porta nord sorge il cosiddetto edificio di al-Mundhir del 570–580 circa, probabilmente utilizzato dai Ghassanidi; a sud della città si trovano i resti appena visibili dell'area palaziale di Hisham.[1][2][3]
Uso storico e importanza
La Wikipedia inglese descrive Resafa come il più importante centro di pellegrinaggio dell'Oriente bizantino dopo Gerusalemme, con una particolare attrattiva per gli Arabi locali. La Wikipedia tedesca vede nella moschea addossata alla chiesa un segno di coesistenza, che permetteva a cristiani e musulmani di venerare il santuario contemporaneamente.[1][2][3]
Cronologia
- ca. 70
Probabile fondazione come avamposto romano (Wikipedia tedesca); la Wikipedia inglese indica già un accampamento assiro del IX secolo a.C.[1][2]
- ca. 312
- 518
Inizio della costruzione della Basilica B, secondo la sua iscrizione edilizia.[2]
- 543
Assedio da parte del re sasanide Cosroe I.[1]
- 636
- 724–743
Residenza del califfo Hisham ibn Abd al-Malik; costruzione di palazzi e della Grande Moschea.[1][2][3]
- 1269
Gli abitanti fuggono dai Mongoli a Salamiyya.[2]
- 1952
Iniziano gli scavi finanziati dall'Istituto archeologico germanico.[2][3]
Galleria
Stato documentato
Stato attuale non documentato · al 2005
Secondo la Wikipedia tedesca, l'interno della città è un paesaggio di crateri lasciati da scavi clandestini tra il 1910 e il 1920. I lavori di restauro siriani sulla porta nord e sulla Basilica A nel 1968–1976 smontarono alte sezioni di muro e, secondo Thilo Ulbert, danneggiarono muri e pavimenti; nel 2004/05 parti delle sommità delle mura furono consolidate. Durante la guerra civile il controllo cambiò più volte (Wikipedia inglese: ripresa all'ISIS il 19 giugno 2017; Wikipedia araba: opposizione nel 2013, esercito nel giugno 2016). Le fonti non forniscono informazioni sui danni di guerra.[1][2][3]
Visita
Arrivare e soggiornare
Servizi documentati di trasporto con conducente, alloggio e trasporti a governatorato di al-Raqqa:
Servizi medici nelle vicinanze
Distanza in linea d'aria da questo luogo. Dati: OpenStreetMap, aggiornati al 2026-10-30. Stato di attività non verificato – telefonare prima di andare.
Nessun ospedale entro 30 km nei dati.
Fonti (15)
- Wikipedia (en): Resafa rev. 1374798501 · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (de): Resafa rev. 264201125 · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (ar): الرصافة (الرقة) rev. 75966783 · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikidata · CC0 · 2026-10-30
- Wikipedia (el) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (es) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (fa) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (fr) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (id) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (it) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (nl) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (pt) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (ru) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- Wikipedia (ur) · CC BY-SA 4.0 · 2026-10-30
- OpenStreetMap · ODbL · 2026-10-30
Kein UNESCO-Eintrag im Paket. Konflikte: Ursprung assyrisches Lager 9. Jh. v. Chr. (en) vs. unbelegter Bezug, römischer Wachposten um 70 n. Chr. (de); Bischofssitz kurz nach 431 (en) vs. Anfang 5. Jh. (de); Mauermaße über 1600 × 1000 Fuß (en) vs. Umfang über 1800 m, Seiten 350–549 m (de); Ende: Aufgabe im 13. Jh. (en, de) vs. Blüte bis Anfang 10. Jh. und völlige Zerstörung durch die Tataren (ar); Bürgerkrieg: IS, Rückeroberung 19. Juni 2017 (en) vs. Opposition 2013, Armee Juni 2016 (ar). ar-Lageangabe „am Euphrat“ und Entfernungen (ar 75 km zu Qasr al-Hayr al-Sharqi; en-Paket dort 100 km) nicht übernommen. Die ar-Angaben zum Ghassaniden al-Harith II. (Mauerrestaurierung, Kathedrale) und zum geplanten Regionalmuseum im Al-Mundhir-Bau stammen aus einer zitierten Publikation von Bashir Zuhdi (1984) und wurden nicht übernommen. Keine Angaben zu Kriegsschäden in den Quellen.